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Intervista al Comandante Marco Ruocco

- Licenza esclusiva a Martino Motti

INTERVISTA AL COMANDANTE captain’s corner MARCO RUOCCO di Martino Motti

Da quale parte del mondo proviene comandante?
Sono nato a Capri, “in casa”, dove ho vissuto fino a 32 anni, per poi trasferirmi a Muggia in provincia di Trieste.

Come si è avvicinato al mare?
Mio nonno e mio papà erano pescatori a Capri, e quindi per me è stato naturale crescere, giocare e lavorare sul mare.

Scuola di formazione?
Dopo le medie sono andato al Nautico ”Nino BIXIO” di Piano di Sorrento dove, oltre che assolvere agli impegni scolastici, ho cominciato a “navigare” poiché ogni giorno prendevo il traghetto per spostarmi in penisola. Ho cono- sciuto un comandante che mi ha trasmesso una grande voglia di intraprendere la carriera mercantile; mi raccontava storie e aneddoti della sua lunga vita sul mare e mi permetteva dap- prima di portare il timone nella traversata, e più tardi anche di fare la manovra di uscita dal porto.

Quali sono i suoi primi ricordi del mare e delle barche?
Non saprei dire quali sono i primi ricordi, perché il mare e le barche sono stati la mia infanzia. Quando non potevamo an- dare a pescare con mio padre, mio fratello ed io passavamo le giornate su una barchetta a remi aspettando che qualcuno avesse bisogno di un passaggio alla propria barca oppure giocando a simulare le manovre dei traghetti con due pietre legate a delle cime come ancore.

Com'è stato l’impatto col mondo del lavoro vero e proprio?
Ho sempre lavorato soprattutto durante l’estate quando Capri diventa molto vivace e ricca di attività. Ma il vero impatto con il mondo del lavoro l’ho avuto nel 1989 al mio secondo imbarco su una carboniera di 297 metri con il grado di Allievo uf ciale; mi sono reso conto che quello che avevo imparato a scuola era solo teoria. Ho avuto la fortuna di incontrare un Primo Uf ciale di grande esperienza che mi ha insegnato tantissimo, dalla navigazione astronomica alle procedure di carico.

Quali le prime esperienze in mare?
Le prime esperienze in mare le ho avute con i pescherecci di mio padre. Durante l’estate si facevano campagne di 8/10 giorni per la pesca del pesce spada. Ma i più bei ricordi sono legati alle navigazioni oceaniche sulle navi mercantili, nel Mississippi e nel Mar Baltico.

Precedenti esperienze di comando?
Ho vissuto la mia prima vera esperienza di comando sull'Armonia, un supply vessel trasformato in nave ristorante/appoggio ad un sottomarino turistico che operava nel Golfo di Napoli. Impegno molto complesso vista la mia responsabilità nelle operazioni subacquee del sottomarino che poteva trasportare 45 passeggeri ad una profondità di 50 metri. Il mio comando, durato quattro anni, mi ha dato molte soddisfazioni, come per esempio l’incremento del numero dei passeggeri del 150 % e il miglioramento dell’intera operatività della struttura.

Quali caratteristiche ha la barca che sta comandando?
“Altair III” è una pilot vessel militare Olandese di 59 m costruita nel 1974 da Amels in Olanda con il nome originale di “Cargill”, convertita in yacht di lusso long-range nel 1995 a Perth in Australia. Gli interni sono stati disegnati dallo studio Bannenberg & Rowell. Ho assunto il comando di “Altair” nel 2003, iniziando un programma di retting che è durato anni, organizzato in modo da non limitare l’utilizzo della barca da parte dell’arma- tore. È una nave complessa, con una propulsione diesel elettrica in corrente continua, una sola elica di propulsione ed un bow thruster. Mi ha dato tante soddisfazioni perché è una bar- ca marina che permette di navigare senza nessuna preoccupazione. Offre 9 cabine con bagno per gli ospiti, costituite da una armatoriale, una VIP, 4 matrimoniali e 3 doppie, per un totale di 18 ospiti. L’equipaggio è costituito da 20 persone e vive in 10 cabine. È motorizzata da 3 motori Paxman diesel-elettrici (PRH2000 MKVII) da 625hp cadauno con una sola elica di pro- pulsione capace di raggiungere 12 nodi come massima velocità e 7 nodi di crociera con 10.000 miglia di autonomia. Natural- mente possiede anche la pista di atterraggio per l’elicottero.

Marina preferita?
In Mediterraneo direi Monaco Port Hercule, in Italia Venezia Zattere dove, negli ultimi quattro anni, abbiamo trascorso i mesi da ottobre a Febbraio. Posso dire che è la mia preferita sia per la sua posizione in centro a Venezia che per la tranquil- lità di ormeggio che offre.

Rotta preferita?
Difficile dire qual è la mia rotta preferita perché dipende molto dalla stagione e dal tipo di nave che si comanda. Mi affascina molto il Nord Europa che ho avuto modo di conoscere bene, ma forse le isole greche sono una delle mete che preferisco.

Quali innovazioni del mondo dello yachting l’hanno maggiormente colpita e perché?
Sicuramente mi impressionano le dimensioni crescenti delle nuove costruzioni. Indubbiamente si sta assistendo ad un cambiamento del modo di concepire la nautica: negli anni si è passati da una nautica costituita da imbarcazioni limitate nelle dimensioni che richiedevano relativo impegno e responsabilità ad un mondo di vere e proprie navi sempre più complicate da gestire, costose e responsabilizzanti. Il naviglio da diporto e i mercantili sono oggi molto più vicini di un tempo.

La peggiore avventura mai capitata nella sua esperienza di capitano?
Durante il periodo vissuto sulle mercantili ci ha colto una forte tempesta a sud di Terranova con onde alte 15 metri. Non da meno è stata la collisione nel Baltico con una nave chimichiera coreana che navigava senza guardia in plancia. Nel diporto, invece, eravamo ormeggiati a Lipari e qualcuno ci tagliò i cavi di ormeggio durante la notte per protestare contro l’amministrazione comunale. Fortunatamente nessuna conseguenza perché il mare era calmissimo e la guardia fu subito pronta ad allertare tutti. La mia preoccupazione per il marinaio di guardia fu seria perché l’autore del misfatto era appena uscito di galera per omicidio. Avevo il Ministro della giustizia a bordo e l’ormeggio mi era stato imposto dalla scorta.

Cosa pensa del suo ruolo di capitano e del mondo dello yachting in cui si trova ad operare?
Come ho detto in precedenza, il mondo dello Yachting sta cambiando molto, non è più considerabile l’idea di lavorare pochi mesi estivi per poi fermarsi tutto l’inverno in un porto vicino casa. Le dimensioni cambiano, le normative si avvicinano sempre di più a quelle delle navi passeggeri, e quindi il ruo-lo del comandante investe impegno, responsabilità e sacrificio. Oggi è necessario rendersi conto che, se vogliamo essere competitivi in un mondo che è di quasi totale pertinenza degli anglosassoni, dobbiamo crescere. La IYM (ItalianYachtMa- sters), infatti, sta incentrando il proprio lavoro sull'acquisizione e il perfezionamento, da parte dei comandanti membri, di abilità, competenze e conoscenze professionali di alto livello, senza lasciare spazio alcuno all'improvvisazione.

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